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Affamata – NdT

Ripeto di continuo che di traduzione non si parla abbastanza e che, quando se ne parla, se ne parla spesso male. E ora che ho l’occasione di scrivere di traduzione, di fronte al documento bianco, mi chiedo: Cosa avrò mai da dire io sulla traduzione? E nello specifico sulla traduzione di Affamata di Melissa Broder? 

La verità è che ne avrei di cose da dire, ne avrei tantissime. Ma ho paura che potrebbero risultare noiose, mortalmente noiose. A chi importa perché, dopo infinite tribolazioni, ho scelto di usare un tempo verbale anziché un altro? A chi interessa come ho risolto un gioco di parole o come ho gestito un riferimento culturale? Secondo me a nessuno. E forse è un peccato. O magari è giusto così.

Perciò ho deciso di parlare di altro, di quanto mi sono divertita prima a leggere e poi a tradurre questo libro

Magari qualcuno storcerà il naso di fronte a questa mia affermazione. Com’è possibile divertirsi leggendo un romanzo che affronta argomenti tutt’altro che allegri, argomenti che potrebbero perfino triggerare più di un lettore? Eppure, non solo mi sono divertita, ma in certi momenti mi sono letteralmente sbellicata dalle risate. Perché quegli argomenti sono trattati, analizzati e raccontati da una voce al tempo stesso fresca e corrosiva, che fonde candore e cinismo. E io trovo il risultato irresistibile.

Ecco, la voce. Una voce briosa, irriverente, a tratti sfrontata. L’ho ascoltata a lungo, ho cercato di sintonizzarmi sulle sue frequenze, di adattarmi non solo al suo lessico e alla sua sintassi, ma anche e soprattutto al suo respiro, al suo ritmo, al suo flow. E per provare a riprodurla, seppure con le parole e le strutture di un’altra lingua, ho dovuto accantonare l’italianetto di plastica nel quale tante volte, un po’ per pigrizia e un po’ per mancanza di coraggio, ci rifugiamo, e mettermi a frugare dentro a un baule dove, nel corso degli anni, avevo gettato alla rinfusa parole ed espressioni che, come per magia, ho ritrovato, parole ed espressioni così vivide e goderecce che, in certi momenti, avevo quasi paura a usarle. 

Appiattire e banalizzare una lingua come quella di Melissa Broder, però, sarebbe stato un sacrilegio. Così come sarebbe stato un sacrilegio non provare a restituire tutti gli eccessi della sua scrittura straripante, una scrittura non solo immaginifica – le immagini si rincorrono, si affastellano, si sovrappongono – ma anche sinestetica, perché a essere sollecitata non è solo la vista, tutti e cinque i sensi sono costantemente chiamati in causa: oltre alle immagini, infatti, in Affamata abbondano i sapori, gli odori, le consistenze e i suoni – del resto, come dicevo a un amico, è un libro fatto per il 60% di cibo, per il 30% di sesso e per il restante 10% di ebraismo e mommy issues.

Se la traduzione non è un pranzo di gala – e non lo è – in definitiva e col senno di poi, mi rendo conto che tradurre questo libro è stato come prendere parte a un sontuoso e smodato banchetto. Ho gozzovigliato, fatto bisboccia e sono arrivata alla fine satolla e felice. Mi auguro faccia lo stesso effetto a chi lo ha letto o lo leggerà.

Melissa Broder

Affamata

NN

pp. 240


DISCLAIMER: I miei post non hanno la presunzione di rivelare la verità assoluta. Sono solo riflessioni di una traduttrice tra tante. Dicono qualcosa del mio approccio a questo lavoro, che non è l’unico e – soprattutto – non è necessariamente quello migliore. Ma tant’è.