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  • Una rosa è una rosa è una rosa, ma un crisantemo?
    Mentre scrivevo il post sul tuxedo sofa, mi è tornato in mente un problema di traduzione che risale a diverse vite fa. In quel caso non si trattava di divani ma di fiori. Nel post che ho appena citato, scrivevo – tra le altre cose – che se avessi semplicemente cambiato modello di divano, facendolo […]
  • Quattrocento volte gli occhi al cielo
    Non tutti sanno che chi traduce (soprattutto chi traduce dall’inglese) probabilmente la notte sogna gente che strabuzza gli occhi, inarca un sopracciglio, scrolla le spalle e allunga arti a caso. A questo proposito, ho sviluppato una teoria che non ha alcuna base scientifica, ovvero: più cose del genere ci sono in un libro, più il […]
  • Un divano è un divano è un divano
    In linea generale – e badiamo bene, là dove c’è una regola o anche solo un criterio generale, c’è sempre almeno un’eccezione – penso che i nomi, cioè i sostantivi – ma non quelli astratti – vadano via abbastanza lisci, senza creare chissà quali rogne. Eppure. Attenzione, trigger warning: filosofi del linguaggio e bimbi di […]
  • Catching Fire, il “miracolo” della traduzione
    Qualche giorno fa ho letto Catching Fire: A Translation Diary di Daniel Hahn. Come recita il sottotitolo, è un diario di traduzione ed è il libro più brillante, onesto e “crudo” che abbia mai letto sull’argomento. Zero fuffa, zero supercazzole, zero elucubrazioni teoriche sui massimi sistemi, ma tanta vita vera – insomma, proprio quello che […]
  • Piccoli scarti culturali
    Premessa necessaria: purtroppo, non riesco a svestire mai i panni della traduttrice, neppure quando leggo per puro diletto. Perciò mi capita spesso di starmene lì, con il mio bel romanzetto, convinta di rilassarmi, e invece il mio cervello parte per viaggi lunghissimi – spesso di sola andata. Nei giorni scorsi, per esempio, stavo leggendo un […]

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