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Revisioni fatte bene

Nei giorni scorsi, ho ricevuto due revisioni. Sarò onesta, anche se ad accompagnarle c’erano mail molto rassicuranti, ho aperto quei file in preda al terrore. Un po’ perché sono ancora traumatizzata da certe esperienze horror del passato e un po’ perché comunque entrambe le revisioni arrivavano da redazioni con le quali non avevo mai lavorato prima, quindi non sapevo bene cosa aspettarmi.

Devo dire, anche se potrà sembrare incredibile, che io ero abbastanza convinta di aver consegnato due traduzioni da decenti a buone. Tra l’altro, com’è mia abitudine, avevo preventivamente spiegato e motivato alcune scelte che immaginavo potessero sembrare azzardate – e di scelte che potevano sembrare azzardate, in quelle due traduzioni, ce n’erano parecchie.

Com’è come non è, entrambe le revisioni erano ottime. Ho trovato tutti gli interventi pertinenti, legittimi, nel senso che non c’erano modifiche random, insensate, di quelle cose buttate lì giusto per dimostrare di aver lavorato – forse questa cosa succede più spesso quando i revisori sono esterni? Infatti ho accettato senza battere ciglio qualcosa come il 95% se non il 98% di quegli interventi. Negli altri casi, com’è mia abitudine, non sono stata lì a difendere a ogni costo le mie scelte originarie – perché gne gne, superata l’età dell’asilo anche no – ma ho proposto una terza via, cercando di conciliare.

Ma quali sono le caratteristiche di una buona revisione? Semplificando, direi che una buona revisione è quella che non si vede. Ovvero, se, quando rileggo le bozze, non mi capita di fermarmi a pensare: Uhm, mi sa che questa cosa non l’ho scritta io, allora è stata fatta una buona revisione. Una revisione che si è sintonizzata sulle frequenze della traduzione, che è scivolata in quella interpretazione, in quella lettura, in quella resa, rispettandola ma anche migliorandola, dove possibile: questa è una buona revisione – per me, ça va sans dire.

Ecco, io sogno che le buone e le ottime revisioni – proprio come le buone o le ottime traduzione – diventino la regola, la norma e non episodi occasionali che facciano venir voglia di essere celebrati aprendo una bottiglia buona.


DISCLAIMER: I miei post non hanno la presunzione di rivelare la verità assoluta. Sono solo riflessioni di una traduttrice tra tante. Dicono qualcosa del mio approccio a questo lavoro, che non è l’unico e – soprattutto – non è necessariamente quello migliore. Ma tant’è.